ripartenza da Milano: stop a Cremona e poi Mantova. Visita al Palazzo Ducale, dal Mantegna
20 Luglio 2008
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dopo una breve visita ad un’amica, iscritta al corso di organizzazione eventi nel 2007, partiamo per Mantova, scegliendo un tragitto alternativo all’autostrada, quello che tra risaie e campi di grano attraversano Lodi, Crema e Cremona, dove ci fermiamo per un pranzo rapido a ridosso dello splendido Duomo, luogo d’incontro di decine di stili, barocchi, romanici, rinascimentali e gotici su tutto. La giornata è calda, ma sopportabile. Una breve passeggiata del centro storico ci porta nelle botteghe di liutai e di alimentari, nei suoi vicoli ben tenuti e raccolti.
Riprendiamo il passo e arriviamo a Mantova nel primo pomeriggio, giusto il tempo per prendere posto nel B&B, fare una passeggiata nel centro storico ed entrare a Palazzo Ducale. L’impatto con la Camera degli sposi dipinta dal Mantegna è folgorante. Avevo visto due anni fa circa la mostra organizzata a Padova nell’anniversario della sua morte e ci tenevo a chiudere il cerchio. Se la Cappella degli Ovetari, distrutta dai bombardamenti aerei del 1944, mostra una ricostruzione virtuale peraltro eccellente dell’intero ciclo pittorico del Mantegna, nella Camera degli Sposi - o Camera Picta - è leggibile tutta la sua folgorante tecnica e capacità espressiva.
La committenza dei Gonzaga volle un vero e proprio ritratto di famiglia, con Ludovico II, la moglie Barbara di Bandeburgo e Federico I attorniati da familiari, dal cane Rubino, dalla nana di corte e da Vittorino da Feltre, maestro di corte. Il ciclo è raccolto in una stanza di dimensioni ridotte, compiuto in nove anni, dal 1465 al 1474. Lo sguardo sulla volta, con la balconata fitta di putti e fanciulle, toglie il fiato.
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