giornata dedicata all’analisi delle ns pubblicazioni, JAZZIT e MUZ
19 settembre 2006
oggi ho dedicato gran parte della giornata ad una riflessione seria e dettagliata delle nostro due riviste, JAZZIT e MUZ. Come ho già detto più volte, in vista della nuova uscita di PASS (rivista di turismo e cultura) vorrei che queste fossero quanto più organizzate e ben messe, in salute.
Mi son buttato davanti alla scrivania dati di vendita (Edicola - Feltrinelli - e circuito interno di librerie, scuole di musica e negozi di dischi), tiratura, abbonamenti e raccolta pubblicitaria. così, molto semplicemente, senza far caso ai costi fissi (ufficio, personale, etc) e ai costi variabili (telefono, spese postali, etc), proprio per capire l’andamento ”puro” delle testate. La loro redditività.
La situazione è davvero curiosa.
JAZZIT è stabilmente orientata su di una crescita lenta, forse troppo lenta, percepibile solo mettendo in relazione due semestri. Crescita di lettori (soprattutto dal canale edicola) e di raccolta pubblicitaria, meno sul versante abbonamenti se si fa eccetto per l’ottima risposta alla Promozione Estate 2006 con la quale offrivamo 6 mesi di lettura gratuita in caso di Rinnovo. Insomma, ci vogliono iniziative sempre più fragorose per smuovere il lettore. Aumenta (di poco) la raccolta pubblicitaria, ma c’è poco da esser felici: aumetano (e di tanto) i tempi di pagamento (gli insoluti) e non si riesce ad entrare nell’extra settoriale o ad avere un rapporto con le major, a parte la EMI/Blue Note. E poi, dicevamo, aumentano le vendite in edicola: si, vero, ma con un costo di reso davvero importante.
MUZ è anch’essa stabile ma su dei parametri ancora troppo bassi. Vende quanto Jazzit, mentre noi ci attendevamo qualcosa di più. Il mondo pubblicitario in ambito rock è pressoché inesistente, fantasma. Le grandi strutture (festival o major) sono interessate a tv e radio e le realtà indipendenti faticano ad esistere. Non esiste quel “settore di fascia media” che permette a Jazzit di esistere. E questo mette in pericolo il tutto, anche perché non è questione di tariffe (le nostre sono davvero popolari) . E poi gli abbonamenti arrivano con troppa fatica, come se il lettore rock fosse più interessato a comprarci scegliendo gli argomenti trattati. Il lettore di JAZZIT, in definitiva compra il jazz, quello di MUZ compra i contenuti.
Sarebbe bello poter trovare occasione per una tavola rotonda degli editori e degli operatori media in ambito musicale, per poter crescere e confrontarci. Di mezzo c’è il futuro dell’editoria musicale specializzata.
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