Siracusa: Siamo arrivati a Siracusa di notte. Decidiamo di dedicarle tutta la mattinata, partendo da Ortigia, l’isolotto che poggia sul mar ionio, e che ne è anche il suo centro storico. L’effetto notturno di ieri sera, quei violetti curati, quelle piazzette che si aprono di sorpresa, il mare abbracciato all’orizzonte, ci avevano resi sereni.
E’ il Tempio di Apollo ad accoglierci; ne resta poco, ma conserva ancora una sua forza. Poche colonne doriche, basse, raccolgono l’eredità di uno dei templi piu’ antichi della Sicilia (VI° secolo a.c.). A poca distanza Piazza Archimede, un po’ piu’ in alto, che aggiunge poco.
Ci siamo sforzati di resistere, ma la tentazione di assaggiare i dolci della rinomata Pasticceria Ottocento ci ha fatto provare un piacere monumentale; il sapore del cannolo spero di conservarlo a lungo. La mia memoria di pancia, del resto, mi offre piu’ garanzie di quella ospitata sotto la corteccia cerebrale.
Raggiungiamo Piazza Duomo, che si apre a ventaglio; ci offre un’accoglienza delicata. Il duomo è sotto restauro, ma la piazza rimane viva.
C’è gente, lenta.
Ed un cielo profondo, sopra tutto. La sua dritta linea orizzontale fa sentire tutto piu’ ampio soprattutto sul lungomare, vitale e rumoroso, pieno di caffè e ristoranti. Ci affacciamo alla Fonte Aretusa, antichissima sortente di acqua dolce; Pindaro e Virgilio ne hanno fatto memoria.
La presenza di Pindaro, Virgilio, Archimede, Teocrito e Apollo si fanno ancora sentire.
Messe da parte le leggende, siamo pronti per il Teatro Antico, la zona archeologica fuori dall’isolotto. Sono i resti dell’Ara di Ierone (III secolo a.c.) ad aprire la scena; è il piu’ grande altare ellenico dell’antichità. E’ immerso in un ampia vallata verde e circondato da alberi; sopra un cielo tondo. Chissà, a quei tempi.
La roccia del Colle Temenite alle spalle ed il mare come terza, fanno la scena del Teatro Greco, una meraviglia del V secolo a.c che toglie il fiato. Le immagini, le foto, i filmati non raccolgono la sua anima. La cavea è profonda (67 ordini di gradini, al tempo). Il tempo si ferma e ti apre l’immaginazione.
Catania: La strada per Catania è breve. L’ingresso dall’autostrada ci conduce alla prima metropoli del nostro breve viaggio. Ci ha fatto compagnia, negli ultimi chilometri, un banco di nuvole intrappolate dalla cima dell’Etna; la diversità di coltivazioni cancella l’impressione d’una fertilità monotona. Gli agrumeti sono abbondanti. L’azzurro ed il blu, cielo e mare, ci seguono alla nostra destra.
Parcheggiamo a ridosso di Piazza Stesicoro, con i resti dell’anfiteatro Romano (II secolo d.c.) a poca distanza. Anche Catania, come le altre città di questo versante siciliano, è stata travolta dal sisma di fine seicento; si capisce dai ricchi fregi e dettagli barocchi dei palazzi che si vanno ad aggiungere alle originali strutture normanne. Il marmo nero, gli strati lavici scuri, sono dappertutto.
Bella la passeggiata che porta al Duomo, con la Cattedrale e la Fontana dell’elefante, simbolo della città etnea; l’area pedonale pare allargare gli spazi e ci consegna una città preziosa.
Aci Castello e Aci Trezza (CT): Proseguiamo verso il lungomare di Catania, particolarmente lungo e pieno di attività. Arriviamo ad Aci Castello; facciamo una breve sosta nel belvedere, stretto ma ben curato, ai piedi del Castello che da il nome a questa comunità. Davanti a noi l’orizzonte basso del mare, a sinistra le rocce di Aci Trezza, che raggiungiamo dopo pochi chilometri.
Vedere queste rocce laviche emerse, sotto un sole che pian piano prende sonno, è una grazia. Lo assaggiamo con in piacere di un bel gelato.
Riprendiamo la strada, sempre con lo sguardo sul mare, e su questo sole di Sicilia che scende impigrito.
luc
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