Prima di riprendere il cammino, decidiamo di fare un salto nel centro storico di Gela, il punto piu’ alto della cittadina. Ci stupisce la vitalità, la chiassosa vitalità che si rincorre ovunque. Giovani o meno, tutti assieme, vivono la piazzetta come fosse il salotto di casa propria. Stupisce il mio interesse fotografico. Torniamo sul lungomare per imboccare la statale in direzione di Enna. Una mano al volante e l’altra con una pizzetta di forno del centro, oramai distante.

Piazza Armerina (EN) – Villa Romana del Casale: La strada è poca. Per la prima volta entriamo nel cuore della Sicilia, altrettanto panoramico ma meno vissuto. Il paesaggio è muto, assente, come assente pare l’attività agricola dell’uomo, il suo passaggio. Piazza Armerina si fa attraversare in salita, immersa in uno sfasciato degrado. Ci vogliono altri 6 km per raggiungere il sito archeologico. Ci dispiace, quando sentiamo parlare francese davanti a noi, all’ingresso, in una sgraziata fila.
Basta poco e si entra nei primi ambienti della villa romana, viva tra il III ed il IV secolo d.c., ambienti ricavati con una struttura modulare prefabbricata, arrugginita. Cerchiamo di non sfiorare niente, ma non è un bell’approccio. L’affaccio, l’affaccio su questi racconti di mosaico, ci mitiga. Il colore, in verità, pare soffrire sotto lo sporco, ma le scene, la loro disposizione, la loro fattezza, ci avvolgono. Non c’è niente di monumentale; si riconosce nella loro distribuzione, una confidenza domestica. Non furono fatti per impressionare, come quelli disposti nelle chiese o nei palazzi civici; la funzionalità privata ci consegna una serie di composizioni raffinate e ironiche, tanto da far emergere perfino la personalità dei proprietari, passioni e virtu’. Si rincorrono scene mitologiche, erotiche, maschere e danze, giochi ludici e circensi, innumerevoli scene di caccia e relative fere.
Usciamo di scena passeggiando a ridosso della zona termale.
Due ragazzi si abbracciano, all’ombra.
Come è antica la storia del mondo.

Caltagirone (CT): Mia madre ne possiede di diversa grandezza. Sono davvero squillanti i colori della ceramica di Caltagirone. Da Piazza Armerina, bastano pochi chilometri in direzione mare per raggiungerla, anche se per seguirla occorre salire i monti Iblei. Dal basso sembra un antico presepe, raccolto com’è su se stesso. Troviamo parcheggio dopo esser rimasti intrappolati nel centro storico, tra viuzze secche, macchine e strutture muratorie vacanti.
Ci accolgono due arancine, una al ragu’ ed una con impasto di verdura, ai piedi di quella che da anni è il simbolo turistico della cittadina, la monumentale “Scalinata di Santa Maria del Monte”. Terracotte, ceramiche botteghe d’artigiani sono dovunque, in lavoro perpetuo, lento.
Troviamo le indicazioni per saperne di piu’ nel Centro Turistico Cittadino, una moderna e bella struttura che esprime tutta la voglia di emancipazione del territorio; in alto, sul piano superiore, domina una scena di guerra e di storia cittadina pitturata su migliaia di piastrelle di ceramica. Saranno cento metri quadrati di fattura. L’effetto è imponente; ricorda la battaglia del Pontormo esposta agli Uffizi.
La scalinata, che collega la città alta con quella bassa, conta di 142 gradini con alzate impreziosite da ceramica decorata. Sembra di scivolare su di un manto colorato; ai lati le botteghe artigiane. Dall’alto, sterminati spazi; in basso, la città.
La pioggia ci costringe a correre via, velocemente, tra chiese, profili di campanili barocchi, portali e fregi barocchi nei palazzi storici. Fa un bell’effetto il Museo Nazionale della Ceramica, che troviamo all’interno di un parco verde cinto da numerose piastrelle colorate e decorate.

Ragusa: La Sicilia è segnata da eventi drammatici e della storia di queste storie se ne ha testimonianza fisica nelle sue città e nella sua gente. Passeggiando per Ragusa, si sente ancora il terremoto del 1693, quello diabolico, quello che ha travolto tutto. Questa parte di Sicilia l’ha sofferto nel petto, nella carne. Ragusa è tutt’ora tagliata in due, una parte nuova in alto e Ibla, in basso, la parte vecchia, barocca, interamente ricostruita nei primi anni del settecento.
Il temporale continua. Ci fermiamo per un caffè, su di una piazzetta fatta di palazzi con terrazzini finemente decorati. La parte nuova è ben curata.
Raggiungiamo la Basilica, sotto restauro.

Noto (SR) : Il desiderio di continuare il tragitto all’interno della Sicilia Barocca, ci fa proseguire verso Noto, nonostante il temporale si faccia sempre piu’ violento. L’ingresso marca subito la distanza tra la città antica – quella precedente al terremoto, dove emergono solo ruderi – e la città di Noto, ricostruita interamente in un luogo diverso. E’ un cartello che sa poco di turistico; ricorda un dramma ancora caldo. Sarà la pioggia, ma per un istante ho pensato alla morte, alla fine.
Troviamo parcheggio con facilità, a ridosso del Teatro. L’acqua si cheta, ed il tramonto ci accompagna di spalle, con un rosso inverosimile.
Pensata con uno schema ortogonale, Noto è un vero e proprio gioiello barocco; chiese, palazzi civili e privati, capitelli e fontane, risplendono di una bellezza dolce. C’è un parco che risuona, piena di canti di uccelli; è un suono infernale, fitto e continuo.
Il bel tempo tornato colora tutto.

Ripartiamo per Siracusa. E’ notte.

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