tra cassatelle, erice e cardinali
7 agosto 2006
prometteva maltempo, e così è stato.
un maltempo - comunque - da sicilia, di vento nodoso che non riesce a travolgere il sole e lo fa respirare. al mare non abbiamo rinunciato.
non ho rinunciato neppure ad una partitella a calcetto su spiaggia, contro una formazione composta da quattordicenni; abbiamo perso miseramente, anche ricorrendo a brogli di punteggio e a ripetuti falli. il fiato non c’è piu’, il fisico non c’è mai stato.
come premio di tanto sforzo, ci è stato offerto un’abbuffata di cassatelle, fresche di produzione da artigiani di Paceco. non sono esperto di cucina, ma di cucinato, ma provo a descriverli ugualmente: panzerottini di pastella fritta ripieni di ricotta e cioccolato. Al riparo da insulti di esperti culinari, non posso che augurarvi, almeno una volta nella vostra vita, un assaggio ripetuto, ovvero un bis a poca distanza. realmente divini. dentro c’è tutta la sicilia; generosamente dolci e fortemente morbidi.
un buon riposo, cena con carnezzeria e poi Erice, vero e proprio gioiello addormentato sulla sommità dell’omonimo monte, che pare far da sentinella a Trapani. ci son voluti quindici minuti prima di raggiungerla, avvolta da una robusta e vivida nebbiolina. abitata dal V secolo a.c., Erice sa di mistero ancor piu’ di notte, quando tutto pare senza tempo. strade, stradine e viuzze, piccole piazzette e tante corti, anch’esse misurate. tutto pare ben disposto, perfino l’innaturale vento che ci passeggia accanto. Erice ti confonde perché ti rende protagonista; ti fa sentire dentro una favola. gli odori sono tanti, tra cous cous e genovesi (altro dolce tipico), tra marsala e vini liquorosi, tra ceramiche appena tinte e caffé, perché tutto ti si offre teatralmente, seppur in maniera composta.
scendiamo felici, io e samy; umidi di nebbia.
prendiamo per marsala.
là, lungo la via del sale a ridosso della città del vino liquoroso, sappiamo che fin da mezzanotte è aperto un panificio artigianale, o meglio un vero e proprio spaccio di tutte le specialità dolci e salate della sicilia, Dara, un vero e proprio santo patrono del territorio, oggetto di culto. giuro di non aver mai visto una cosa simile: posto in mezzo ad un folto uliveto, questo forno rimane aperto tutta la notte. Il bancone di spaccio ne blocca l’ingresso. un via vai continuo ed incessante di gran cerimonieri del gusto, di un popolo di baccanali notturni, rende omaggio a questo monumento dionisiaco.
abbiamo chiuso la nottata divorando cardinali e panzerotti con salame piccante; un piacere al limite del lecito. alle due di notte, un caffé, tanto per gradire.
questa è sicilia.
luc
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